Laura Paccagnella

Postato in Piccole Dolomiti

Yoga: attrazione fatale

L’anno scorso ho cominciato un po’ per caso un corso yoga come un po’ per caso sono venuta al tuo incontro di capodanno (ma sarà poi un caso? Da un po’ penso che forse nulla viene “per caso”…). E con te ho avuto la bella conferma di tante cose che già avevo iniziato a intuire con la pratica yoga. Soprattutto che lo yoga non è solo la pratica, non si ferma alle due lezioni settimanali. Lo yoga ti entra dentro, o meglio, con lo yoga entri dentro di te… lo yoga diventa una via, uno strumento per arrivare a se stessi, alla propria essenza, per “essere” se stessi. Yoga è un modo di vivere, un modo d’essere.. ricordo le tue belle parole su yama e niyama, e basta vedere il tuo esempio per capirlo… inizi a praticare e dall’esercizio “fisico” arrivi a te, al tuo essere più profondo, a quello che già sai e vedi e a quello che non vedi, che non vuoi vedere, o fai finta di non vedere… Insomma ti si apre il mondo, il “tuo” mondo! Che non è un mondo nuovo, ma un nuovo mondo. Una nuova dimensione di osservazione, ascolto, percezione del nostro solito mondo in cui siamo immersi da sempre. Vedere le cose da altri punti di vista le fa sembrare nuove anche se hanno millenni…

Fin dalle prime lezioni ho avuto la bellissima sensazione di quanto potente e profonda possa essere questa via. E la percezione di quanto ancora più a fondo si possa arrivare a sentire e sentirsi, senza neanche immaginarmi fin dove si può arrivare, mi attrae come una calamita a cui non voglio resistere. Durante la pratica ho sentito una inaspettata, strana e piacevole identificazione tra me e le forme che il mio corpo assume, come se non ci fossi più io ma le forme che sto facendo. Un’unione tra me stessa e il fuori da me così forte da farli diventare un tutt’ uno. Come se allo stesso tempo tutto fosse contemporaneamente fuori e dentro di noi. E questo sentire che tutto il mondo, in piccolo, è in noi come noi siamo nel mondo, e non del mondo, lascia un benessere non convenzionale, difficile da raccontare. Si creano una sintonia e un’armonia così piene da dare quella sensazione di completezza che forse è l’unica che può portare a una vera comprensione e pacificazione. E non c’è come star bene e in armonia con se stessi per stare bene con gli altri e nel mondo. È stata come una folgorazione, non riesco bene a spiegarlo... come quando cerchi qualcosa ma non sai neanche tu bene cosa, come dovrebbe essere… e quando poi la incontri la riconosci subito, è lei! Così è stato il mio incontro con lo yoga… E una volta trovata la strada, ecco la voglia di andare sempre più avanti, o meglio più a fondo, in questa via. Una delle cose che più mi ha sorpresa e colpita è questo sentire a livelli sempre più profondi, questo scoprire e scoprirsi che mi sembra non abbia limiti, una spirale senza fine che mi avvolge come un abbraccio, un vortice che mi cattura e da cui mi lascio piacevolmente travolgere perché la sua profondità non è inquietante, anzi, oserei dire affascinante. Al contrario dei vortici in cui mi sono trovata finora, quelli di dolore. È strano, almeno per me, come anche nei momenti più belli della vita non si abbia così forte questa sensazione di spirale travolgente. C’è sì un coinvolgimento, fortissimo, bellissimo, ma diverso. Solo nelle situazioni dolorose si avverte questo vortice senza fine che ti fa precipitare impotente in un buco nero. Forse succede così perché solo quando si sta male si ha quella sensazione di discesa, di sprofondamento. Per le cose belle sembra, un po’ superficialmente, tutto un salire, uno stare su. Con lo yoga ho scoperto una forma di discesa nel profondo non dolorosa. Qui la bellezza è sentire di andare sempre più giù pur intuendo che alla fine forse non si arriva mai. Il bello è proprio lasciarsi andare a questa profondità senza limiti che non sai dove ti porterà ma senti che sa di buono. Ed è uno scendere per salire. C’è un bisogno diffuso di evadere da tutto e da tutti, inconsciamente forse anche da noi stessi. Lo yoga è la più alta forma di evasione. Un’evasione nella quale non ci si perde ma ci si trova, un’evasione che non porta via ma fa tornare. Si evade dal rumore, dalla frenesia, dal caos, e si invade in noi stessi, nelle nostre profondità. Per scoprire i nostri suoni e i nostri silenzi, i nostri pieni e i nostri vuoti. E per scoprire che anche noi abbiamo i nostri rumori e disordini. Di solito scappiamo dai nostri disagi perdendoci nel caos del mondo. Con lo yoga entriamo nei nostri disagi, li invadiamo. E vederli pian piano li fa svanire per far affiorare i nostri suoni, la nostra dimensione, il nostro respiro. È un’invasione raffinata ed elegante. L’unica invasione che conosco a non essere violenta ma pacifica. Fare yoga è immergersi sempre più in questa evasione/invasione. Per smettere di scappare o far finta di niente ma continuare ad andare sempre più a fondo in questo guardarsi e scoprirsi davvero. Perché possiamo ingannare tutti ma non noi stessi… Fare yoga è non sentire più di dover riempire i vuoti con chissà cosa, perché ho capito che il vuoto si riempie col vuoto. Il vuoto…: inafferrabile, impalpabile, invisibile e indefinibile ma così pesante e coinvolgente, opprimente, tangibile… che continuiamo a cercare di riempirlo. Con oggetti, rumori, cibo, tv, come se le cose concrete si contrappongano e distruggano la sua inafferrabilità. Si contrappongono sì, ma non riempiono. Cerchiamo di riempire il vuoto compensando le sue caratteristiche negative. Il vuoto si riempie col vuoto. Con un’inafferrabile raggio di sole, con l’impalpabile dolcezza di una carezza, con l’invisibile profumo di un fiore, con l’indefinibile colore di un tramonto, con l’intensità di uno sguardo, con una lacrima, ora di gioia ora di dolore, con un brivido del cuore. Il vuoto si riempie col vuoto: fermandosi e stando in ascolto. Guarda caso facendo yoga tutte le sensazioni, belle e brutte, acquistano una forte fisicità, quasi si materializzano, come per costringerti a sentirle. Perché in fondo forse serve proprio questo: sentirle. Per non andar e via ma andare oltre. Mi piace pensare che la vita di ognuno sia come un bellissimo spartito musicale. Con note chiare e scure, piene e vuote, con pause e riprese, crescendo e diminuendo, tensioni e risoluzioni. E che segue sempre le sole e uniche regole degli accordi e dell’armonia. Ma se non lo si suona non si sente nulla! Siamo allo stesso tempo strumenti, direttori e interpreti del nostro spartito… Fare yoga è cercare di riuscire a sentire e suonare sempre meglio la nostra musica. Per non continuare ad aggiungere giorni alla vita, ma vita ai giorni.